L'Associazione Culturale Amici di Roma è a vostra disposizione per accompagnarvi con le visite guidate lungo gli itinerari più belli di Roma!
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Per informazioni più complete e dettagliate sugli itinerari in programma, visita il nostro sito ufficiale: www.amicidiroma.it
Visite guidate a Roma e dintorni, per italiani e stranieri
Info e prenotazioni: segreteria@amicidiroma.it
Visita guidata serale alla Mostra Caravaggio Bacon nella Galleria Borghese: sabato 28 e domenica 29 novembre. Appuntamento ore 18,30 all'ingresso della Galleria Borghese; partenza del gruppo h 19,00. Durata: 1 ora e 30'.
Prossima visita guidata con archeologo alla Casa di Augusto e alla sala da pranzo ruotante di Nerone sul Palatino: domenica 29 novembre. Appuntamento ore 10,45 alla biglietteria presso Via di San Gregorio n. 30. Durata 1 ora e 30'.
Visita guidata con permesso a Monte Testaccio: domenica 29 novembre, ore 15,00. Appuntamento in Via Nicola Zabaglia n. 24. Durata 1 ora.
Prenotazione obbligatoria. Tel. 0661661527; 3383256383; 3474708351.
L'Associazione Culturale Amici di Roma, composta di guide turistiche autorizzate, archeologi e storici dell’arte qualificati ed estremamente preparati, è a vostra disposizione per accompagnarvi lungo gli itinerari più belli di Roma.

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Prossima visita guidata con archeologo alla Casa di Augusto sul Palatino e alla sala da pranzo ruotante di Nerone nella domus aurea: domenica 29 novembre. Appuntamento ore 10,45 presso la biglietteria in via san Gregorio 30. Pren. obbligatoria. Tel. 0661661527; 3383256383; 3474708351.
Dal 10 marzo 2008, dopo due decenni di lavori ininterrotti costati oltre 2 milioni di euro, sono finalmente state riaperte al pubblico alcune delle meravigliose stanze della Domus che Augusto si fece costruire in un punto importante e denso di memorie storiche del colle Palatino, presso il Tempio della Magna Mater, dopo il 36 a.C., al suo ritorno dalla battaglia di Nauloco contro Sesto Pompeo.
Le stanze ora visibili ci mostrano, grazie al restauro eseguito con grande perizia tecnica, la vivace policromia dell'epoca: colori come l'ocra, il blu e lo splendido rosso pompeiano risaltano in maniera impressionante sulle pareti affrescate del cubiculum e della sala di rappresentanza.
L'ambiente più suggestivo di tutto il complesso è però il cosiddetto "studiolo", piccola stanza appartata nell'ala privata della casa, dove l'imperatore si ritirava spesso per lavorare o per ricevere personaggi importanti senza essere disturbato.
Ciò che stupisce della Casa di Augusto sono la semplicità e la modestia, in rapporto alle sontuose dimore degli imperatori successivi, visitabili sullo stesso Palatino.
Augusto vi dimorò per circa quaranta anni dopo essersi trasferito da una precedente abitazione nel Foro Romano, senza mai cambiare le proprie abitudini, e riservando alla moglie Livia un complesso di stanze adiacente (ancora in restauro), chiamato appunto "Casa di Livia".

Visite guidate a Tarquinia e Cerveteri.
Il periodo regio della storia di Roma è intimamente legato attraverso la dinastia dei Tarquinii ai fasti di quella che può essere considerata la più grande metropoli della civiltà etrusca, Tarquinia (in etrusco Tarchna), nel cuore dell’Etruria Meridionale Costiera. Ben due re etruschi, Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo, appartenenti ad una famiglia aristocratica originaria di Tarquinia, hanno regnato su Roma nel periodo arcaico, lasciando memoria del loro passaggio in opere quali la Cloaca Maxima, il tempio tuscanico di Giove Ottimo Massimo in Campidoglio e la bonifica della Valle del Foro.
Per questo motivo l’Associazione Culturale Amici di Roma organizza (e consiglia vivamente!) tour di una giornata nella cittadina dell’alto Lazio, impreziosita, oltre che dalle memorie etrusche, anche da un affascinante borgo di epoca medievale rimasto intatto nei secoli. La visita guidata a Tarquinia ci introdurrà in primo luogo tra i tesori del Museo Archeologico Nazionale, per proseguire con l’esplorazione delle tombe dipinte della necropoli dei Monterozzi e del fondo Scataglini, perfettamente conservate con i loro vivaci colori e le scene commuoventi di vita quotidiana, e terminare infine con la suggestiva visita alle rovine dell’antica città etrusca al Pian di Civita, dalla cui sommità si possono ammirare i più bei tramonti della maremma.
Itinerario n. 1. Tarquinia.
Ore 10,00. Appuntamento con la guida all'ingresso del Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia. Visita al Museo Archeologico, dalle sale relative al periodo villanoviano fino all'età romana.
Ore 12,00. Pausa per il pranzo.
Ore 15,00. Appuntamento all'ingresso della Necropoli dei Monterozzi per la visita alle tombe dipinte dei periodi arcaico ed ellenistico.
Ore 17,00. Spostamento alla zona degli scavi dell'insediamento etrusco del Pian di Civita, con visita alle rovine del tempio denominato Ara della Regina e alla cinta muraria etrusca risalente al V secolo a.C.
Conclusione dell'itinerario prevista per le ore 18,00.
Itinerario n. 2. Cerveteri.
Ore 10,00. Appuntamento con la guida all'ingresso della necropoli monumentale della Banditaccia; visita al settore orientalizzante della necropoli, con i grandi tumuli principeschi, ed al contiguo settore di epoca arcaica.
Ore 12,00. Pausa per il pranzo.
Ore 15,00. Appuntamento all'ingresso del Museo Nazionale di Cerveteri per la visita alle sale contenenti i pregevoli corredi funerari delle tombe orientalizzanti ed arcaiche.
Ore 17,00. Spostamento alla zona degli scavi di Pyrgi presso il Castello di Santa Severa; visita all'antiquarium di Pyrgi, al castello ed al borgo.
Conclusione dell'itinerario prevista per le ore 18,30.

Questo itinerario, particolarmente adatto per gruppi scolastici in quanto si svolge interamente all'interno di un parco archeologico-naturalistico, lontano dal traffico e con possibilità di colazione al sacco, ha una durata di circa due ore-due ore e 15'.
Informazioni utili.
Gli scavi archeologici di Ostia antica sono in Viale dei Romagnoli 717, 00119, Ostia Antica (RM).
L'area archeologica è chiusa tutti i lunedi, 1° gennaio e 25 dicembre.
Orari di ingresso: dall'entrata in vigore dell'ora legale (ultima domenica di marzo) fino ad ottobre: 08,30 - 18,00; dalla fine dell'ora legale (ultima domenica di ottobre) fino a marzo: ore 08,30 - 17,00. Uscita del pubblico un'ora dopo l'ultimo accesso.
Biglietti di ingresso: intero Euro 6,50, ridotto Euro 3,25; gratuito per cittadini dell'Unione Europea minori di 18 e maggiori di 65 anni, e per gli allievi e i docenti degli istituti scolastici.
Come arrivare agli scavi archeologici di Ostia antica.
In auto, provenendo dal raccordo anulare, prendere la Via del Mare con l'indicazione turistica "Ostia Antica" (cartello color marrone). Tempo di percorrenza dall'uscita del raccordo: 20 minuti.
In metropolitana da Roma, prendere la linea Ostia Lido dalla stazione di Piramide (partenze ogni 15 minuti nei giorni feriali, ogni 30 minuti nei giorni festivi) e scendere alla fermata Ostia Antica, superare la Via Ostiense con il passaggio sopraelevato e camminare per 400 metri seguendo le indicazioni. Tempo di percorrenza: 35 minuti.
Per informazioni e per prenotare la visita guidata: segreteria@amicidiroma.it; 0661661527; 3383256383; 3474708351.
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Le fonti classiche ci narrano di una fondazione di Ostia da parte del re Anco Marzio (640-616 a.C.), tuttavia di questa fase nulla ci è pervenuto. L’abitato a noi conosciuto venne fondato da Roma nel pieno IV sec. a.C., con la funzione di avamposto per il controllo della fascia costiera. Tuttavia fin dall’origine Ostia è anche un porto fluviale, da cui dipende l’annona della città di Roma. Dalla metà del I sec. a.C., diventata colonia romana optimo iure e quindi dotata di propri magistrati e funzionari pubblici, Ostia comincia a conoscere un notevole sviluppo economico, politico e demografico. Si trasforma in un nucleo di attrazione di grandi masse in cerca di fortuna, sede ideale di un vivace ceto “medio-borghese”, dedito ad attività commerciali e produttive (soprattutto liberti, ovvero schiavi liberati a seguito della manumissio). L’abitato riceve una sua fisionomia peculiare, da un punto di vista sia architettonico-urbanistico sia sociale ed economico. Dopo la costruzione della cinta muraria, presumibilmente ideata da Cicerone, Ostia fu oggetto di una razionale progettazione urbanistica, in cui ruolo fondamentale ebbero gli interventi eseguiti dagli stessi imperatori. Essi infatti, responsabili delle frumentationes (distribuzioni gratuite di alimenti alla plebe di Roma), mantennero un forte legame con la città portuale di Ostia, il cui regolare funzionamento era condizione essenziale della quiete delle masse popolari di Roma. Il declino di Ostia cominciò nel III secolo d.C. e divenne inarrestabile nel V secolo d.C. Probabilmente venne attuato un progressivo abbandono, che si concluse con un definitivo spostamento della popolazione verso la vicina Gregoriopoli nel IX secolo, all’epoca del Papa Gregorio IV.

Info e prenotazioni sulla visita guidata alla casa di Augusto: 0661661527; 3383256383; 3474708351.
Le stanze venute alla luce dagli scavi condotti nella zona augustea dall'archeologo G.Carettoni alla fine degli anni ‘70 del '900, decorate con splendidi affreschi e stucchi, costituiscono un capolavoro della pittura romana della seconda metà del I sec. a.C. L'impegnativa opera di restauro a cura della Soprintendenza archeologica ha interessato il grande oecus, l’ambiente della rampa, i due cubicoli sovrapposti.
Nel cubicolo superiore (noto anche come lo "studiolo" della casa di Augusto, citato già da Svetonio) la situazione emersa nel corso dello scavo era molto diversificata: restavano circa due terzi dell'affresco della parete opposta all'ingresso, una porzione della volta era caduta e conservava ancora un bel frammento di pittura e stucchi, mentre la restante parte della decorazione era ridotta in frammenti.
Il cubicolo inferiore conservava la quasi totalità della decorazione ancora aderente alla muratura originaria, mentre la fascia superiore delle pareti laterali è stata ritrovata in frammenti nell’interro, sul pavimento.
Nell’oecus sono stati rinvenuti i residui degli affreschi della parte superiore delle pareti dell’antisala, dove il resto della decorazione rimasta ancora in loco si presentava molto rovinata, al punto da rendere necessario un cospicuo intervento integrativo per garantire la leggibilità dell’insieme.
Nell’ambiente della rampa, l'apparato decorativo delle volte e di gran parte delle pareti dell’antirampa è stato raccolto anch’esso in minuscoli frammenti.
Il restauro degli ambienti condotto dalla Soprintendenza ha dunque richiesto, insieme all’intervento sulle superfici ancora in collocazione originaria, anche e soprattutto la riunificazione dei frammenti distaccati, attraverso i quali arrivare alla definitiva restituzione dell’impianto ornamentale di questo settore della Casa di Augusto, così come doveva presentarsi al tempo del suo illustre proprietario.

Cesare Ottaviano Augusto (Roma 63 a.C. - Nola 14 d.C.) fu il primo imperatore romano (27 a.C. - 14 d.C.). Il suo dominio coincise con un periodo di prosperità e di grande fioritura artistica e culturale a Roma; egli restaurò l’unità dello stato romano dopo un secolo di lotte intestine.
Nipote di Gaio Giulio Cesare che lo adottò nel 45 a.C., quando questi fu ucciso nella congiura del 44 a.C., Augusto si trovava in Oriente. Rientrato a Roma, apprese che Cesare lo aveva nominato suo erede. L’assassinio di Cesare aveva creato a Roma un clima di notevole inquietudine: Ottaviano intendeva vendicare il padre adottivo per assicurarsi una posizione di prestigio, ma era ostacolato da Marco Antonio, il quale, già nominato magister equitum da Cesare, mirava alla sua successione. Dalla parte di Ottaviano si misero alcuni senatori che, con un generale più giovane e a loro avviso più facilmente manovrabile rispetto ad Antonio, credevano di conquistare ulteriori privilegi. Questo era anche il pensiero del grande oratore e uomo politico Marco Tullio Cicerone.
L’ostilità tra le due parti determinò gravi conflitti politici e militari. Antonio, sconfitto due volte a Modena (nel 44 e nel 43 a.C.), fu obbligato a ripiegare in Gallia. Ottaviano divenne senatore, ma ben presto ruppe l’alleanza con i senatori e si fece nominare console. La paura di una nuova rivolta dei repubblicani che avevano assassinato Cesare, e che avevano sotto controllo gran parte delle province orientali di Roma, lo spinse a richiamare il rivale Antonio e a stabilire con lui un accordo.
Alla fine del 43 a.C., Ottaviano, Antonio e il suo alleato, il generale Marco Emilio Lepido, istituirono il secondo triumvirato, una magistratura straordinaria che li lasciava a capo dello stato per ben cinque anni. Ma si trattava di qualcosa di molto diverso dal primo triumvirato, che si era configurato come una sorta di patto privato tra Giulio Cesare, Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso per spartirsi le varie cariche; questa viceversa era una magistratura vera e propria, che attribuiva ai tre il titolo di triumviri reipublicae constituendae, attraverso il potere di promulgare leggi e nominare magistrati. Molti oppositori politici del secondo triumvirato furono messi a morte (tra cui lo stesso Cicerone).
In seguito Ottaviano e Antonio affrontarono gli uccisori di Cesare, Marco Giunio Bruto e Caio Cassio Longino, i quali, battuti nella battaglia di Filippi, in Macedonia, si suicidarono nel 42 a.C. Nel 40 a.C. i triumviri erano praticamente al comando dello stato. Ottaviano deteneva le province occidentali, Antonio quelle orientali, Lepido l’Africa. Nel 38 a.C. il triumvirato fu riconfermato per altri cinque anni. Nel 36 a.C. Ottaviano batté il rivale più insidioso, Sesto Pompeo, figlio di Pompeo Magno, che si era impadronito di Sicilia, Sardegna e Corsica con un contingente privato.
Successivamente, mentre Antonio era in Oriente a combattere contro i Parti, estromise Lepido dal triumvirato. Un’altra minaccia, però, era intervenuta a contrastare i nuovi progetti: Antonio aveva donato alcuni territori a Cleopatra, la regina che Giulio Cesare aveva posto sul trono d’Egitto. Questo, insieme alla nomina di Cesarione, figlio di Cleopatra e Cesare, come correggente, fece temere a Ottaviano che Antonio intendesse trasformare lo stato in una monarchia personale, sul modello dei regni ellenistici. La guerra tra i due a questo punto era divenuta inevitabile. Le forze di Antonio e Cleopatra furono distrutte da Ottaviano nella battaglia di Azio nel 31 a.C. L’anno seguente Antonio e Cleopatra si suicidarono, e il giovane Cesarione fu eliminato.
Nel 29 a.C. Ottaviano celebrò a Roma il trionfo, diventando il signore assoluto di quello che ormai era un impero. Nel 27 a.C. il senato gli attribuì il titolo di Augustus, che diventerà sinonimo di Imperator. Fu per mezzo della propria autorità morale (auctoritas) che Augusto accentrò nella propria persona i poteri una volta attribuiti soltanto ai magistrati repubblicani, senza arrivare mai a una vera e propria rivoluzione di tipo costituzionale. Assunse anzi il ruolo esteriore di protettore delle istituzioni della Repubblica, creando in questo modo una vera e propria ambiguità: formalmente continuava a esistere la Repubblica, ma di fatto il potere nelle mani di Augusto era di tipo monarchico.
Nel 23 a.C. Ottaviano ebbe la tribunicia potestas a vita, con diritto di veto e controllo sulle assemblee dei tribuni della plebe. Il senato gli attribuì a vita anche il titolo di proconsul sulle province, conferendogli poteri maggiori rispetto a quelli dei suoi colleghi. L’insieme di queste cariche, unite alla carica di console, diede ad Augusto il potere indiscusso su tutto l’impero. Oltre alla auctoritas, deteneva anche la potestas (cioè la autorità civile) conseguita attraverso l’assunzione della tribunicia potestas, e l’imperium, il potere di comandare gli eserciti, contenuto nelle magistrature consolari e proconsolari. Si fece perciò nominare Imperator (letteralmente “colui che ha l’imperium”), Caesar, Divi Caesaris filius (“figlio del divo Cesare”), Octavianus (il suo antico nome), Augustus (“colui che ha la auctoritas”, ovvero “l’autorità morale”), creando una titolatura imperiale che verrà ripresa anche dai suoi successori. Quando, nel 12 a.C., venne proclamato anche pontifex maximus, la più importante carica sacerdotale, anche la sfera religiosa fu sottoposta al suo controllo.
Augusto riformò l’amministrazione dei territori romani, ripartendo l’Italia in 11 regioni e separando le province senatorie da quelle imperiali; inoltre stanziò contingenti fissi di legioni per difenderle. Ampliò i confini dell’impero con brillanti campagne militari nel Norico, nella Rezia (16-15 a.C.) e in Pannonia (12-9 a.C.).
Per quanto riguarda l’impulso dato alla cultura del suo tempo, Augusto si circondò di letterati e poeti, fra cui Orazio e Virgilio; egli aveva compreso infatti l’importanza di avere dalla sua parte la classe intellettuale, capace di garantirgli il consenso necessario al suo potere. Insostituibile fu il ruolo dell’amico e consigliere Gaio Cilnio Mecenate, anch’egli protettore di artisti e letterati. Promosse inoltre l’architettura e avviò la costruzione di numerose opere pubbliche. In ambito economico promosse lo sviluppo dell’agricoltura, con un’intenzione che aveva anche una decisa connotazione ideologica, in quanto puntava a recuperare i valori tipicamente “agresti” della rude Roma delle origini.
Mutevoli sono stati i giudizi degli storici dell’antichità su Augusto: alcuni condannarono la sua ambizione, alla quale furono imputate le crudeli proscrizioni del secondo triumvirato; altri, come lo storico Tacito, approvarono alcuni aspetti del suo regime, visto come l’unico rimedio possibile alle lotte intestine.
Gli storici moderni, pur evidenziando alcuni eccessi del suo autoritarismo e della sua ambizione, gli riconoscono però il merito di aver dato vita ad una struttura istituzionale stabile e duratura, e soprattutto di aver portato la pace nei territori dell’impero sconvolti da un secolo di guerre civili.

Info sulla visita guidata alla Basilica: 3383256383; 3474708351; 0661661527.
La Città del Vaticano costituisce la residenza dei papi dal 1377: prima del periodo della cosiddetta “cattività avignonese”, tra il 1305 ed il 1377, la sede del pontefice era infatti il Laterano. Dall’11 febbraio 1929, la Città del Vaticano è costituita in Stato sovrano grazie ai Patti Lateranensi, con i quali fu risolta la “questione romana” tra la Chiesa e lo Stato Italiano.
In età romana, sul colle Vaticano fu edificato da Nerone un grande circo, nel quale fu martirizzato l’Apostolo Pietro. Le sue spoglie furono sepolte nelle vicinanze e, più di 250 anni dopo, Costantino costruì sopra la tomba di Pietro una splendida basilica. Nel corso dei 68 anni durante i quali la residenza dei papi fu relegata ad Avignone, la basilica costantiniana fu trascurata a tal punto che qualunque restauro fu ritenuto inutile. Nicolò V stabilì di ricostruirla ex novo, affidando il progetto al Rossellino: tuttavia, per la morte del papa i lavori furono sospesi.
Toccò a Giulio II (1503-1513) dare inizio alla nuova Fabbrica di San Pietro, dando commessa al Bramante di elaborare il progetto ed iniziare la costruzione dei lavori in quello che sarebbe divenuto un interminabile cantiere, durato ben 176 anni. Negli anni successivi seguirono altri progetti, finché Michelangelo, quasi settantenne, non diede inizio alla costruzione della cupola. Dopo la sua morte il lavoro proseguì secondo il suo progetto che prevedeva la ripresa della pianta a croce greca, già adottata dal Bramante; tuttavia, sotto Paolo V (1605-1621), il Maderno decise in via definitiva l’impianto a croce latina.
La costruzione della cupola della basilica procedette tra ostacoli e difficoltà di vario genere: Michelangelo ne aveva iniziato la realizzazione in età avanzata, nel 1546, così, dopo la sua morte (1564), era stato finito soltanto il tamburo. Il lavoro fu portato a termine nel 1589 da Giacomo della Porta e Domenico Fontana. Il colonnato della maestosa piazza è il capolavoro del Bernini, e costituisce uno scenografico insieme magistralmente connesso alla facciata della basilica. Le due grandi ali aperte a semicerchio intendono simboleggiare le braccia della Chiesa, protese per accogliere l’umanità intera. Al Bernini dobbiamo anche il progetto delle 140 gigantesche statue che ornano la sommità del colonnato, realizzate con l’aiuto degli allievi. L’obelisco, proveniente dal vicino Circo Neroniano, fu collocato nella attuale posizione al centro della piazza da Sisto V, che incaricò del lavoro Domenico Fontana: l’erezione dell’obelisco suscitò meraviglia e stupore nel popolo di Roma. Delle due fontane che ornano la piazza, quella destra fu costruita dal Maderno nel 1613, mentre la sinistra è opera del Bernini, che la realizzò nel 1675. La monumentale facciata della basilica è del Maderno (1607-1614); sulla trabeazione campeggia l’iscrizione commemorativa del committente, papa Paolo V Borghese. Dalla soprastante Loggia delle Benedizioni viene proclamata l’elezione di ogni nuovo papa, che da qui impartisce la benedizione “Urbi et Orbi”.
Nel portico, sopra l’ingresso principale, è il celebre mosaico della Navicella (tuttavia molto restaurato) disegnato da Giotto nell’anno del primo Giubileo (1300) per la vecchia basilica. Sul portico si aprono cinque ingressi, corrispondenti alle cinque navate della basilica: procedendo da sinistra verso destra, la Porta della Morte del Manzù (1952-1964), la Porta di Bronzo del Filarete, già della vecchia basilica, la Porta Santa aperta dal pontefice in persona ogni 25 anni, la Porta del Bene e del Male del Minguzzi e la Porta dei Sacramenti del Crocetti. La lunghezza dell’interno della basilica è di 186,36 metri; la lunghezza esterna, portico compreso, è di 211,50 metri; il soffitto è alto 44 metri. Le arcate della navata centrale sono alte 23 metri, quasi come l’obelisco della piazza; la cupola, internamente, è alta 119 metri, cui bisogna aggiungere i 17 metri della lanterna; il diametro della cupola è di 42 metri. Il baldacchino sovrastante l’altare è alto bel 29 metri, quanto Palazzo Farnese.
Le dimensioni enormi della basilica si percepiscono non tanto al momento dell’ingresso, quanto procedendo nella visita, ed accorgendosi man mano di alcuni particolari che visti da una certa distanza sembrano di dimensioni normali, ma da vicino appaiono giganteschi. Ad esempio, dal portale mediano si possono giudicare di grandezza normale le acquasantiere, ma avvicinandosi ci si accorge che i putti sorreggenti le conche sono alti 2 metri; oppure, basti pensare che la penna dell’evangelista San Marco, nel medaglione sopra il pilastro di Sant’Elena, è alta 1 metro e mezzo! Se poi abbiamo l’opportunità di osservare la basilica dal camminamento interno della cupola, si viene sopraffatti da un vero e proprio senso di smarrimento.
All’interno, l’altare maggiore, proprio sotto la cupola, sorge in corrispondenza della tomba di San Pietro, identificata esattamente all’interno della Necropoli Vaticana grazie agli scavi degli anni Cinquanta e Sessanta. L’altare è sovrastato dallo splendido baldacchino, opera del Bernini, sorretto da quattro colonne a tortiglione realizzate con il bronzo ricavato dal Pantheon. Nella prima cappella della navata destra è la celeberrima Pietà, eseguita e firmata da Michelangelo ventiquattrenne: la Vergine, ritratta con dolcissime fattezze di giovinetta, regge sulle ginocchia il corpo esanime del figlio, che sembra avvolto nel sonno tale è il senso di serenità e di beatitudine che promana dal capolavoro. Nelle nicchie dei quattro enormi pilastri della navata centrale sono le statue di Sant’Andrea del Duquesnoy, di Santa Veronica del Mochi, di Sant’Elena del Bolgi, di San Longino del Bernini. Nel primo pilastro a destra è la celebre statua in bronzo di San Pietro, attribuita ad Arnolfo di Cambio.
*La visita guidata alla Basilica di San Pietro comprende la salita alla cupola e l'itinerario delle Tombe dei Papi, ed ha la durata di 2 ore. Ingresso gratuito alla Basilica, Euro 5,00 per la salita alla cupola.